Intervista a Stefano Sanna

L’intervista di oggi è dedicata ad uno sviluppatore Java noto nel campo della Micro Edition italiana:  Stefano Sanna

Ciao Stefano, ti vuoi presentare ai nostri lettori?

Stefano Sanna Ho 35 anni, sono felicemente sposato e da circa due anni vivo a Roma (il mio cognome svela radici orgogliosamente sarde!). Lavoro presso una brillante società italianissima ed indipendente,beeweeb technologies, specializzata nello sviluppo di applicazioni mobile. Mi piace pensarmi come un “artigiano del software”, dedicato alla realizzazione di pezzi unici più che di prodotti in serie. La mia avventura nel mondo ICT è iniziata nel 1994, installando una distribuzione Linux Yggdrasil…

Attualmente di cosa ti occupi?

Principalmente lavoro alla progettazione e implementazione di client per mobile TV per diversi operatori europei. E’ un’attività molto interessante, il team di cui faccio parte è giovane, molto preparato e motivato! Il contatto diretto con operatori e produttori di dispositivi offre il contesto ideale per lavorare nel mondo mobile. Nel (poco) tempo libero mi piace sperimentare nuove tecnologie (sempre legate al mondo mobile & embedded), scrivere e tenere seminari su Java e altre tecnologie di mobile computing, cercando di supportare le community di cui faccio parte (JUG Sardegna, Java Mobile Developers Forum e Java Italian Association).

Quali sono le tue passioni (informatiche e non) ?

Informatica, elettronica e un pò di robotica sono le tre passioni che ho da sempre e che, in un certo senso, alimentano l’entusiasmo per il lavoro che faccio. Fuori “dalla Rete”, mi piace suonare il piano e sogno di poter abbracciare un basso elettrico prima o poi. Ho scoperto di recente di avere il pollice verde, mentre l’amore per la gastronomia ha origini ben più lontane nel tempo (merito di una zia paterna che ai fornelli fa vere magie!).

Sviluppo mobile in Italia, secondo te a che punto stiamo?

Più passa il tempo e più conosco persone davvero in gamba, tecnicamente preparate e con una visione chiara delle tecnologie e del mercato. Eppure stentiamo a decollare. Abbiamo programmatori validissimi, community diffuse sul territorio, una spiccata propensione alla tecnologia (sia da parte di chi potrebbe produrla che di chi la potrebbe utilizzare)… ma tanto potenziale resta inespresso. Probabilmente la frammentazione è la causa di questa mancata realizzazione: facciamo fatica ad incontrarci come singoli e come aziende, avremmo bisogno di una “valley” dove fare rete, sinergia e innescare la creatività. Credo, però, che qualcosa stia cambiando.

Sei un esperto dello sviluppo Java ME, cosa consiglieresti ad un neofita per avvicinarsi a questo “mondo”?

Prima di tutto, tanta tanta pazienza! I cellulari vengono ingenuamente considerati più semplici da programmare rispetto ai PC: poche classi, poche funzionalità, interfaccia utente semplificata. Invece, sono proprio le dimensioni bonsai e una frammentazione ancora piuttosto marcata a rendere lo sviluppo faticoso e tutt’altro che scontato. Il secondo consiglio è quello di affiancare presto all’emulatore alcuni terminali “veri”. Non occorrono grandi disponibilità economiche: un giretto su ebay consente di portarsi a casa terminali “demodè” ma validissimi per imparare e sperimentare sul campo la programmazione Java ME, la comunicazione tra device, le problematiche reali che si possono incontrare quotidianamente. Infine, consiglio di partecipare ai forum internazionali, alle community nazionali e a quelle locali: è il mondo migliore per crescere rapidamente. Con una raccomandazione: i forum non sono i luoghi da cui attingere informazioni e basta. Le community si alimentano perchè tutti danno qualcosa, perchè ognuno contribuisce mettendo a disposizione la sua fettina di conoscenza. Dopo aver imparato, ricordate di condividere con chi ancora deve imparare!

Librerie opensource: ne esiste qualcuna che vuoi consigliare agli sviluppatori, da utilizzare in qualche occasione?

Paradossalmente, quando facevo ricerca in progetti che vedevano l’uso di device J2ME (si chiamava ancora così!) c’era ben poco opensource e si produceva tutto in casa. Oggi che lavoro in una azienda estremamente specializzata come beeweeb, ho il problema opposto: libreria grafica, connettività e funzionalità accessorie sono maniacalmente ottimizzate e pertanto realizzate ad hoc per telefono e per cliente. Per progetti meno estremi, credo che ci siano valide soluzioni, tra cui consiglio sicuramente J2MEPolish, Kommons, Javolution, BTFree e, più recentemente, LWUIT di Sun Microsystems.

Nella tua esperienza da sviluppatore qual’è stata la device che ti ha fatto penare di più e perchè?

Ho iniziato sul Nokia 7650 ed essendo uno dei primissimi terminali Java pensavo che si potesse solo migliorare. Mi sbagliavo! Le cose, in certi casi, sono peggiorate! Ricordo con stupore un Motorola V3X e un Nokia N70, con comportamenti discutibili e imprevedibili del class loader e del framework di messaggistica. Sul multimedia e networking, poi, ci sarebbe un capitolo a parte. Le applicazioni di mobile TV sono per certi aspetti “estreme” e stressano non poco il runtime (riproduzione video, animazioni grafiche, networking, storage…), sicuramente sono il banco di prova migliore per mettere a nudo le potenzialità e pecche dei terminali. Le ultime generazioni di Sony-Ericsson (JP-8) e Nokia Series 60 sono tra i migliori device di sempre.

MIDP 3.0…quali sono i tuoi pensieri a proposito di questa release che tarda ad arrivare?

Non ho partecipato ai lavori del JCP, ma credo che il motivo principale del ritardo sia il valore della posta in gioco: MIDP 2.0 è ingombrante (molte centinaia di milioni di dispositivi compatibili nel mondo) e sostituirlo, cercando di accontentare tutti (manufacturer, operatori, software vendor), non è semplice. A mio modestissimo avviso, MIDP 3.0 sarebbe dovuto arrivare nel 2004 o nel 2005, per dare continuità ed evoluzione al processo virtuoso iniziato con MIDP 1.0 e proseguito con MIDP 2.0 e le altre API opzionali, così da colmare le mancanze del profilo (una per tutte: perchè non c’è una popup di conferma/annullamento?). L’inerzia, in questo caso, ha peggiorato le cose e oggi l’adozione del nuovo profilo non sarà indolore.

Cosa hai da dirci sulle nuove device/sistemi come iPhone, Android, Nokia tablet con Maemo?

A mio avviso gli Internet Tablet di Nokia costituiscono (per ora) una interessante nicchia di mercato. Impressionano l’utente tecnofilo, entusiasmano gli sviluppatori, specie quelli orbitanti attorno al mondo Linux. Ma non sono telefoni e dunque soffrono della necessità di avere accanto un altro dispositivo. iPhone e Android, per motivi diversi, rivoluzioneranno il mercato, pur non avendone completamente i meriti. L’inerzia di cui accennavo sopra favorirà l’adozione di due tecnologie che, nel bene o nel male, promettono comunque di dare una bella rinfrescata a questo mondo. L’iPhone ha dalla sua una interfaccia spettacolare e quell’appeal che solo Apple sembra riuscire a trasmettere agli oggetti tecnologici. Paga una pensante chiusura verso gli sviluppatori, ma non credo che questo sarà un ostacolo a lungo termine. Android gode della fama di Google e della capacità di questa azienda di snellire, velocizzare e vivacizzare i settori dove decide di portare le proprie rivoluzioni. Credo che l’introduzione di Android sarà meno stupefacente di quella dell’iPhone, ma per gli sviluppatori sarà una vera manna, per la ricchezza delle API e per la possibilità di usufruire della pervasività di Google (mappe in primis).

Sei l’autore di un ottimo libro su Java ME (http://www.gerdavax.it/jmebook), che esperienza è stata scriverlo? Dobbiamo aspettarci qualche altra cosa da leggere in futuro?

Esperienza entusiasmante ed emozionante, anche se molto faticosa (del resto c’era il lavoro, la famiglia, la scoperta della cucina romana…). Sono molto grato a Hoepli e a LiberiPensieri per aver creduto in questo progetto, spero possa essere utile a chi si avvicina alla programmazione su device mobili. Sperimentare mi diverte, scrivere di ciò che sperimento mi piace. Continuo a lavorare su cose nuove, in questo periodo soprattutto reti di sensori; un libro su questi temi non è in cantiere, ma non escludo che in futuro ci si possa ragionare sopra. Per ora c’è solo tanto divertimento!

Link

Blog di Stefano Sanna

Beeweeb

Libro J2ME

 

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